QUESITO: Un operatore che ha importato 100.000 mascherine chirurgiche a un costo molto vicino ai 0,5 euro, chiede: “stanti le recenti disposizioni e la vendita delle mascherine in farmacia a 0,50 euro, come può funzionare il sistema? Ci sono interventi della protezione civile?

NOTA: Per effetto dell’ ordinanza 11/2020 del Commissario straordinario per l’emergenza Covid19,  il prezzo finale di vendita al consumo delle mascherine chirurgiche, praticato dai rivenditori finali, non può essere superiore a € 0,50, al netto dell’IVA;  secondo l’accordo siglato tra il commissario Arcuri, Federfarma e Assofarm, le farmacie «avranno un ristoro e assicurate forniture aggiuntive tali da riportare la spesa sostenuta, per ogni singola mascherina, al di sotto del prezzo massimo deciso dal Governo». Rimane però il problema per gli operatori che hanno legittimamente importato a costi più elevati, ma anche per le aziende che producono le mascherine, per forza di cose, a un costo maggiore.

RISPONDE L’ESPERTO  Mauro Crosato, Avvocato amministrativista

In clima di emergenza (come asseritamente è quello nel quale ci troviamo) la protezione civile ha la possibilità di emettere ordinanze vincolanti “in deroga” alla normativa applicabile, nel rispetto dei principi generali dell’ordinamento.

In questo caso, l’ordinanza 11/2020 del 26.4.2020 ha fissato “Il prezzo finale di vendita al consumo dei prodotti indicati nell’allegato 1, praticato dai rivenditori finali” a  € 0,50 oltre IVA  (l’allegato 1 descrive mascherine chirugiche di classe I, II e IIr).

Va evidenziato che l’ordinanza fa espresso riferimento al “prezzo finale al consumo … praticato dai rivenditori finali” e quindi non riguarda i prezzi all’ingrosso o a professionisti, nei confronti dei quali non è applicabile.

In secondo luogo, l’ordinanza mantiene la natura giuridica di atto regolamentare, che pur potendo derogare, in situazioni di emergenza, alla normativa di rango legislativo, deve essere rispettosa dei principi generali anche dell’azione amministrativa. Sotto tale profilo, l’ordinanza 11/2020 pare particolarmente carente, e, come tale, emessa in violazione degli artt. 23 e 41 della Costituzione (che contengono i principi generali).

In particolare, viene violato (a mio avviso) il principio di proporzionalità, in quanto se l’intento era di mettere a disposizione mascherine a prezzo calmierato gli accordi con i produttori di cessione al prezzo definito era più che sufficiente, se accompagnato dall’impegno dei rivenditori ad applicare il prezzo “suggerito”, senza penalizzare chi aveva legittimamente importato gli stessi prodotti a costi più elevati.

In sintesi, a parte la legittimità dell’ordinanza, vedo due possibili soluzioni (esclusa, al momento la possibilità di esportare):

– una mediazione al ribasso sul prezzo di acquisto, tale da consentire di rispettare il prezzo finale “imposto”;

– la ricerca di canali di rivendita che escludano l’approdo al consumatore finale (ad esempio, aziende private che utilizzano le mascherine chiurgiche per lo svolgimento della propria attività).